A lezione dallo chef di Mike Tyson

30/04/2017

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Le mie esperienze lavorative mi hanno dato l’opportunita’ di collaborare con grandi chef professionisti. Seppur lo dimostrano in modo differente, tutti i cuochi sono accomunati dall’avere un gran cuore e tanta passione. E' l' unico modo per sopravvivere alle lunghe ed estenuanti ore tra i fornelli.

 

Fra loro ricordo con immenso piacere chef Rainer, ex cuoco personale del pugile Mike Tyson. Il suo aspetto scontroso accentuato dai baffi custodisce con gelosia il temperamento gentile e tenero. Ho sempre pensato che fosse stato scelto dal grande campione perche’ accomunato dalla sua forza di volonta’ e celata sensibilita’ d’animo. La nostra collaborazione durata circa quattro mesi ha dato vita a un’amicizia pulita basata sulla stima reciproca.

 

La cucina e’ un ambiente estremamente gerarchico e ci vogliono anni di sacrifici per raggiungere l’ambita posizione di Executive Chef. Una volta conquistato il grado piu alto, questo non garantisce il rispetto della brigata. L’executive Chef deve meritare la considerazione del team dimostrando abilita’ culinarie e capacita’ di leader.

 

In una giornata piuttosto stressante una piccola incomprensione nel menu ha spinto la mia inesperienza nel settore al dialogo acceso con Rainer, tra i fornelli affollati durante il servizio. La reazione dell’Executive Chef all’accaduto al cospetto del suo team e’ stata immediata.  Uscire dalla cucina in pochi secondi per risolvere il malinteso in altro luogo. Io circa un terzo della sua mole, lo inseguivo puntando il dito e ripetendo a voce alta l’imprecisione. La scena a tratti teatrale rimane nei ricordi piu belli di coloro presenti all’avvenimento. L’epilogo e’ chiaramente a lieto fine. Il malinteso si e’ risolto in pochi minuti con un abbraccio quasi paterno di Rainer nei miei confronti, frutto di una maggiore considerazione professionale.

 

Da Chef Rainer ho imparato la prima regola per lavorare con grandi professionisti del gusto. Mai discutere con l’Executive Chef in cucina. Il Comandante non si approccia mai di fronte ai suoi guerrieri.